venerdì 28 novembre 2008

Un buon gelato a 2 gradi sotto zero

Posso gustare un buon gelato anche se ci sono 2 gradi? Per alcuni sembra impossibile, per altri troppo assurdo, per me è normale.
Mi trovavo in giro per la città. Malgrado il freddo atroce io avevo camminato per ben due ore di proposito a passo sostenuto. Pertanto nella via di ritorno a casa vedo l'insegna luminosa Casa del gelato. E così anche il mio stomaco si illumina, con tanto di palato che prima di acquistarlo in pochi secondi lo aveva già fatto fatto fuori quel "gustami gustami"!
Dunque, con tanto di coraggio vado, e chiedo: posso avere un gelato al gusto di cocco e fior di latte? La signora prima mi guarda un po' sbalordita, poi lo pone nel cono. Nel frattempo passano due donne mature e un uomo. Ed ecco che mormorano: "Il gelato con questo fredddddo!!! C'è da gelarsi i denti... la lingua... l'intestinoooo! Ahahahah (risata perfida)".
Brutti stronzi!!! ho esclamato tra me e me.
Quel "premio" che mi ero concessa, dopo ore di camminata, me lo avevano trasformato in peccato di freddo, una sorta di azione malvagia contro l'inverno!
Non ho capito dove sta scritto che si debba mangiare solo quando faccia caldo. E se io lo voglio pure a 2 gradi sotto zero? Che male c'è?
La loro era tutta invidia... ho pensato, rincuorandomi.
Durante la strada di ritorno verso casa, mentre gustavo quel cono tutto per me... mi sentivo stranamente osservata... Gente di tutte le età mi guardava, si girava e commentava a bassa voce.
Che cattivi... :-(
Alla fine ero quasi tentata di prenderne un altro!!! Non l' ho fatto, ma ci sono ritornata il giorno dopo, quando di gradi ce ne erano solo 5 :-) Non permetto al pregiudizio, nè tantomeno alle malelingue, di manipolare le mie azioni!

lunedì 24 novembre 2008

I poveri del terzo millennio

Nel 2008 qualcuno rovista ancora nei cassonetti dell'immondizia. L'ho visto con i miei occhi. Si trattava di un ragazzino di circa 10 anni, mulatto.
Sabato mattina ho deciso di fare una passeggiata per andare a comprare qualcosa da mangiare in un supermercato del centro, a Pordenone. Erano circa le 10:00 del mattino.
Mentre mi avvio, con spensieratezza, verso una delle vie principali della città, intravedo da lontano qualcuno vicino a un cassonetto verde. Un piccolo ragazzo dalla pelle mulatta sembrava che stesse giocando da "quelle parti": questo il mio primo pensiero, considerati l'ora, il luogo e la splendida giornata di sole con cielo azzurro. Mentre mi avvicino, però, incredula, constato che di gioco effettivamente non si tratta. Scorgo lo sguardo del bambino, sconsolato, che rovista senza alcun risultato.
Scarta e svuota sacchetti, ma non trova. Non molla, prima nel cassonetto verde, poi in quello rosso. Il gesto parla chiaro. Nel cassonetto rosso sono contenuti gli umidi, le bucce e i residui di cibo che avanza alla gente. Possibilmente ci stavano anche le mie scorze di frutta o di verdura. E le mie briciole di pane e di biscotti.
Sono passata davanti a quella scena come un lingotto di ghiaccio. All'improvviso quel cielo azzurro della città è divenuto grigio e nuvolo dentro di me. Non ho più avuto il coraggio di proseguire al supermercato, così me sono tornata a casa.
Non è possibile che in Italia, in Friuli, dove la qualità della vita è piuttosto alta, dove persino gli extracomunitari riescono a conquistarsi una posizione, si rovista nei cassonetti di spazzatura alla ricerca di cibo per sopravvivere.
Neanche nel rinomato Sud Italia mi è mai capitato di vedere una simile scena horror.
Non ho mai buttato del cibo. Anche quando qualcosa mi cade per terra la lavo, la spolvero e la mangio. A maggior ragione adesso.
Ciò che noi snobbiamo (con la scusa dei batteri che possono contagiarci) qualcuno lo elemosina.
E chi ha fame per davvero non lo dimostra lagnandosi e piangendosi addosso come chi chiede soldi per strada, a terra, ma agisce purtroppo in questo modo triste.

giovedì 6 novembre 2008

Vorrei un Obama anche io

In questo momento mi sarebbe tanto piaciuto essere statunitense. Per esultare la vittoria di Obama. Per brindare, festeggiare e sperare. Gli Stati Uniti hanno dimostrato la maturità di voler dare una svolta. E finalmente possono avere la possibilità di cambiare. Di lasciarsi il passato alle spalle e vivere per il futuro.
Se fossi stata statunitense avrei trascorso questi ultimi giorni seguendo passo dopo passo la Convention, lo sfoglio elettorale, gli ultimi passi, i batticuori ed esultare felice. Poi mi sarei chiusa in biblioteca per poter scoprire tutti i dettagli della biografia di quest'uomo: bello, affascinante, carismatico, onesto e affidabile.
Se fossi la sua donna mi sarei "affidata" a lui, abbandonata alla cieca fiducia. Perché glielo si legge negli occhi quanto è perbene.
Invece sono italiana, e mi trovo nell'incertezza. Dove non c'è passato, né presente, né tantomeno futuro.
Mi trovo in uno stato dove persino i sentimenti diventano precari. Dove non ci si può neanche illudere di possedere qualcosa. Perché l'irresponsabilità conviene!
E dove i giorni non hanno significato, svuotando sogni e desideri.
Mi piacerebbe avere un Obama in ogni dove: nello stato, nel lavoro, nella vita, nella quotidianità, nel cuore. Perché lui merita.